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Fondamenti di programmazione

Visual Basic (da qui in avanti VB), come del resto il suo famoso (e datato) antenato, il mitico Basic, è un linguaggio imperativo. Per chi fosse nuovo a questi termini, ciò significa, in parole povere, che un programma in questo linguaggio consta di una sequenza d’instruzioni di uno dei seguenti tipi (principalmente):

1. Istruzioni d’assegnamento:
Hanno forma del tipo a=b, dove a è una variabile e b è un’espressione dello stesso tipo o di tipo compatibile (se non avete familiarità con questi concetti, date un occhiata più avanti), e il risultato dell’esecuzione di queste istruzioni è che la variabile a sinistra del segno d’uguaglianza assume il valore dell’espressione a destra; l’espressione può essere una costante, una variabile, una funzione oppure una serie di operatori i cui operandi sono costanti, variabili e funzioni (tutte di tipi compatibili, ovviamente).

2. Istruzioni condizionali:
L’istruzione che permette di eseguire un blocco di altre istruzioni se e solo se si verifica una certa condizione è l’IF... THEN... ELSE.

3. Cicli:
I cicli permettono di ripetere le stesse azioni finché una o più condizioni sono verificate; in VB c’è una certa abbondanza di istruzioni che implementano cicli: FOR... NEXT, WHILE... WEND, DO... LOOP (non vi preoccupate, parleremo di tutto al momento opportuno!)

4. GOTO:
L’istruzione tanto odiata da Djkstra da fargli pubblicare un articolo intitolato “I danni dell’espressione GOTO” (o qualcosa di simile, adesso non ricordo esattamente!) è tuttavia legale in VB, come in molti altri linguaggi. A differenza della maggior parte degli altri (dove se ne può, e se ne dovrebbe, fare a meno), però, in VB è anche utile, soprattutto, secondo me, nella gestione degli errori. In sostanza il GOTO è un salto non condizionato all’inizio di una porzione di codice (nella stessa routine) identificata da un’etichetta appositamente definita dal programmatore.

VB è, quindi, sia un linguaggio GOTO sia un linguaggio WHILE (chi si è dovuto scontrare con la semantica operazionale può ben capire cosa ciò comporti). L’obiettivo del programmatore è, perciò, scrivere una sequenza di istruzioni di uno di questi tipi tale da effettuare esattamente le azioni di cui si aveva bisogno, ad esempio stampare sul monitor la scritta “Hello Word” (tutti quelli che odiano il classico “hello word”-program con cui iniziano il 90% dei corsi su linguaggi di programmazione alzino la mano; se sarete in molti ve lo risparmierò!); l’obiettivo del discreto programmatore è scrivere una sequenza quanto più piccola possibile, che non usi molte variabili e che “giri” (espressione gergale equivalente a “sia eseguita”) abbastanza velocemente; l’obbiettivo del bravo programmatore... beh, se un giorno dovessi diventarlo ve lo farò sapere (se volete essere avvisati quando avverrà lasciatemi il vostro numero di cellulare! (Ovviamente sto scherzando)). Cominciamo, quindi, a fare un po’ sul serio...


 


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